Premiata Forneria Marconi

Da RockCiclopedia, tutta la storia del rock... scritta da voi!
Premiata Forneria Marconi
*
In ordine da sinistra: Lucio Fabbri, Lucrezio de Seta, Patrick Djivas, Franz Di Cioccio, Franco Mussida, Gianluca Tagliavini
Nazionalità Italia
Errore nella creazione della miniatura: File mancante
Genere Rock Progressivo
Pop Rock
Periodo attività 1970 - oggi
Discografia 37
Studio 15
Live 9
Raccolte 13
Sito web pfmpfm.it

La Premiata Forneria Marconi (abbreviato in PFM) nasce sulla scia dell'enorme successo raggiunto dalle band Prog britanniche come i Genesis, i King Crimson, gli Yes, i Gentle Giant o Emerson, Lake & Palmer, al pari di molti altri gruppi italiani degli anni '70 (Banco Del Mutuo Soccorso, New Trolls, Goblin, etc.).

Tuttavia, a differenza di questi ultimi, il complesso dello storico frontman Franz Di Cioccio sarà praticamente l'unico ad espandere la propria fama ben al di là dei confini nazionali. Si inserirà persino nelle classifiche americane ed inglesi, accostando il proprio nome - grazie al sempre straordinario virtuosismo dei diversi musicisti succedutisi negli anni tra le sue file - a quello delle storiche formazioni straniere che hanno caratterizzato il genere.

Storia

Genesi: I Quelli

Il nucleo di quella che sarebbe divenuta la PFM si forma musicalmente nel '64, nel pieno del contesto Beat, quando i Black Devils del batterista Franz Di Cioccio vengono contattati da Gian Pieretti - cantante di discreto successo - per diventare il suo gruppo spalla. Con l'ulteriore innesto di Franco Mussida alla chitarra, su consiglio dello stesso Gian Pieretti, nascono I Grifoni.[1] Dopo qualche anno la band decide di produrre finalmente anche materiale proprio, attirando dopo breve tempo la Ricordi, interessata al suo stile musicale molto simile a quello degli Yardbirds.[2] Scelgono a questo punto di cambiare nome, e, sulla scia di band come gli Who e i Them, vengono ribattezzati I Quelli.[2] Sotto questo appellativo incidono i loro primi successi discografici.[2]

Qualche tempo dopo nella formazione si inserisce per un breve periodo una voce solista, nella persona di un giovanissimo e non ancora famoso Teo Teocoli, ma questi decide ben presto di emigrare nel Clan Celentano.[2] Di Cioccio e gli altri, che col tempo hanno maturato un maggiore interesse per le parti strumentali rispetto a quelle vocali, lo rimpiazzano con il promettente ed altrettanto giovane tastierista Flavio Premoli dei Cuccioli (già vincitore di un campionato mondiale di fisarmonica), incontrato al Pipes di Milano.[3] Quasi nello stesso momento, tra il '66 e il '67, anche il bassista lascia il gruppo, e viene sostituito da Giorgio Piazza[4] dei Bags Grow.[1]

Poco dopo Mussida è costretto a partire per prestare il servizio militare, e viene sostituito per due anni da Alberto Radius,[3] ma al termine degli obblighi di leva viene riaccolto senza indugi dai suoi compagni.[2] Nel frattempo la band partecipa prima a Un Disco per l'Estate, nel '67, ottenendo un risultato deludente,[3] e l'anno dopo al Cantagiro, in cui arriva addirittura ultima.[5]

Nonostante queste battute d'arresto, I Quelli continuano ad ottenere incoraggianti successi discografici,[2] e si fanno notare da alcuni tra i più quotati arrangiatori italiani del tempo, come Gianfranco Reverberi, Natale Massara e Detto Mariano.[6] La band registra basi, tra gli altri, per Battisti, Mina, Celentano e De André, oltre che per svariati gruppi altrettanto popolari.[6]

Con l'aumento di notorietà, il gruppo sente l'esigenza di abbandonare il Beat e di esplorare, nei lavori autonomi, il nuovo e promettente genere Prog.[6] Nel '69 cambiano nuovamente nome,[4] diventando I Krel (pur continuando ad utilizzare il vecchio appellativo per i concerti),[6] e poco dopo anche il tradizionale schema degli strumenti, da loro stessi chiamato scherzosamente "Chitabasbatorga" (chitarra, basso, batteria e organo),[6] viene notevolmente arricchito: nell'estate dello stesso anno, durante una serata al Paradise, un locale nel bresciano, il futuro primo tecnico del suono della PFM, Marco Damiani, parla a Di Cioccio di Mauro Pagani,[7] flautista e violinista dei Dalton, il quale si unisce immediatamente ai Krel.[6]

Di Cioccio e Mussida con la PFM a Modena (2007).
Di Cioccio e Mussida con la PFM a Modena (2007).

Gli Anni '70

La Premiata Forneria Marconi

Da tempo la band desidera, come molti altri musicisti all'epoca sotto contratto per la Ricordi, cambiare etichetta per motivi artistici: l'occasione arriva nel 1970, quando l'Equipe 84 (anch'essa sotto contratto per la casa discografica milanese) sta per partecipare al Festival di Sanremo ed ha urgente bisogno di un batterista part-time per otto mesi. In cambio dell'agognata liberatoria, Franz Di Cioccio entra stabilmente nell'organico del gruppo di Maurizio Vandelli per il tempo pattuito.[8]

Ma quel Festival si rivela anche la prima occasione del gruppo di esibirsi di fronte al grande pubblico in versione Prog: il Whisky Club, un locale sanremese, scrittura i Krel per attrarre il pubblico non interessato alla rassegna delle "canzonette". Di Cioccio suona in prima serata davanti alle telecamere con l'Equipe 84, per poi raggiungere i compagni sul palco del club ed eseguire fino a tarda sera il loro nuovo repertorio.[8]

A questo punto la svolta è quasi completa: approdati alla Numero Uno di Mogol e Battisti, manca solo un nuovo nome che rompa definitivamente anche con la fase di transizione targata Krel.[8] Le scelte in ballo alla fine sono due: Isotta Fraschini e Forneria Marconi. Il primo è il nome di una vecchia e prestigiosa fabbrica di automobili, mentre il secondo è quello di un gruppo in cui ha suonato in passato Pagani, mutuato a sua volta dal negozio di un fornaio di Chiari, in provincia di Brescia. Entrambi un richiamo alla fase di creazione del suono che ha caratterizzato la realizzazione di basi per altri artisti nel recente passato. La band propende per il secondo, perché desidera qualcosa di inedito per il pubblico. Alla fine è Alessandro Colombini, direttore artistico della casa discografica, a suggerire di anteporre al nuovo nome Premiata, in modo tale da aggiungervi un tocco di "nobiltà" mista allo stesso tempo ad un gusto retrò e "artigianale".[9] Qualcuno alla Numero Uno ritiene la formula Premiata Forneria Marconi di scarso impatto perché troppo lunga, ma il gruppo impone la propria linea: quanto più il nome sarà difficile da ricordare, tanto più risulterà difficile da dimenticare.[8]

Il grande salto e il primo LP

Grazie ai contatti dei due impresari Franco Mamone e Francesco Sanavio, Di Cioccio, Mussida, Pagani, Premoli e Piazza cominciano ad esibirsi come supporters di quotatissime band straniere, come i Procol Harum, gli Yes e, soprattutto, i Deep Purple.[8]

Nel '71 ha luogo a Viareggio il primo Festival di Avanguardia e Nuove Tendenze, il raduno Pop più importante dell'anno. Il gruppo vi partecipa con "La Carrozza Di Hans", sorprendendo il pubblico con l'utilizzo del Mellotron (appannaggio, fino a quel momento, solo di titolate band straniere)[10] e rendendosi protagonista di una prestazione eccezionale che lo porta a vincere la competizione a pari merito con Mia Martini e gli Osanna.[8] Il pezzo uscirà di lì a poco come singolo assieme a "Impressioni Di Settembre",[11] quest'ultima impreziosita dal testo di Mogol.[12] Entrambi saranno parte di Storia Di Un Minuto, LP con cui nel Gennaio del '72 il gruppo segna il suo vero e proprio esordio discografico come Premiata Forneria Marconi (utilizzando fin da subito, oltre al nome completo, il più pratico acronimo PFM).[13]

I live della Premiata vanno in decisa controtendenza rispetto a quelli delle band Prog straniere più famose sell'epoca: il gruppo italiano ama l'immediatezza e l'efficacia del suono grezzo (benché in sé stesso piuttosto elaborato, come si addice al genere), molto meno gli effetti speciali e le trovate sceniche durante i concerti,[14] e sarà proprio questo fattore a caratterizzare più profondamente degli altri il suo percorso musicale, così tutti i brani dell'album vengono registrati in studio eseguendoli dal vivo (e non mixandoli e montandoli una traccia per volta).[8] Inoltre viene utilizzato per la prima volta in Italia un prototipo dell'allora futuristico e costosissimo sintetizzatore Minimoog (l'unico musicista al mondo a possederne uno è all'epoca Keith Emerson), ottenuto in prestito solo grazie alla disponibilità personale del proprietario della celebre ditta Monzino, importatrice esclusiva dello strumento.[15] Il lavoro, che spazia dal notevole virtuosismo tecnico e dalla complessità delle trame melodiche tipici di quest'ambito musicale all'originale connubio tra Rock e suoni della tradizione popolare mediterranea, si rivela ben presto un successo.[8]

Sull'onda di questo riscontro si decide di intraprendere una tournée italiana, ma all'epoca manca la disponibilità di strutture adatte ad ospitare grosse quantità di pubblico (gli artisti sono soliti esibirsi più che altro nei locali), così si opta per una soluzione senza precedenti per un gruppo Rock: utilizzare i teatri. Sarà il Sud-Italia ad offrire la maggior parte delle sedi per i concerti, ma la scarsa diffusione del genere Prog in quest'area geografica non consente incassi di livello: allo scopo di coprire almeno le spese, il gruppo si esibisce addirittura due volte per data, una la mattina e l'altra la sera. Solo a seguito di questa pionieristica esperienza nascerà anche nella penisola una vera e propria cultura della tournée simile a quella già da tempo presente all'estero.[16]

Da destra: Djivas, Di Cioccio e Mussida.
Da destra: Djivas, Di Cioccio e Mussida.

Verso la ribalta internazionale

Il 20 Dicembre del ‘72 viene presentato, in un concerto al PalaEUR di Roma, il secondo album, Per Un Amico, che risente più del precedente dell'influenza internazionale - le sonorità sono più complesse, contaminate, tra gli altri, da elementi tipici di Emerson, Lake & Palmer - e viene ben accolto dal pubblico, anche se la critica non lo ricompensa con eccessivo entusiasmo. Proprio in quest'occasione è presente tra il pubblico Greg Lake, a cui Franco Marmone aveva fatto ascoltare un nastro della "sua" Premiata. Questi è talmente colpito da esibirsi in un bis dal vivo con il quintetto e da portarlo immediatamente con sé a Londra, alla Manticore, la neonata etichetta proprio di Emerson, Lake & Palmer.[17] Lì i cinque artisti italiani vengono ascoltati da Peter Sinfield, produttore e paroliere di famosissimi gruppi della scena Prog britannica, che entusiasta propone subito loro un accordo per proseguire il lavoro musicale iniziato con i primi King Crimson. Nel Gennaio dell'anno successivo il gruppo è al Command Studio di Londra per registrare il suo primo disco internazionale (dei cui testi e della cui produzione si occupa appunto Sinfield), proprio mentre i King Crimson realizzano, nella sala accanto alla loro, Larks Tongue In Aspic: nasce così Photos of Ghosts, versione in inglese di Per Un Amico.[8]

Il 24 Marzo del '73 la PFM si presenta al pubblico inglese all’ABC Fulham Theatre di Londra, e il riscontro da parte della critica è molto positivo.[8] Forte del successo radiofonico del singolo "Celebration", versione inglese di "È Festa" (brano incluso in Storia Di Un Minuto), la PFM partecipa con successo al Festival di Reading. Proprio in quest'occasione si verifica un curioso episodio: i tecnici staccano la corrente nel bel mezzo della performance con il pretesto dell'esaurimento del tempo a disposizione, ma il pubblico tributerà ugualmente alla band una grandiosa ovazione.[8]

La soddisfazione più grande è però, probabilmente, l'ingresso nella classifica di Billboard: a quei tempi è già difficile che la cosa riesca a dei debuttanti non americani, ma addirittura impensabile per degli italiani.[8] Nei sondaggi del Melody Maker e del New Musical Express. la PFM si piazza rispettivamente al secondo e al terzo posto tra i gruppi-rivelazione. Riceve inoltre il premio della critica giapponese, che decreta Photos of Ghosts miglior album dell’anno.[8]

Il primo tour europeo

Intanto il gruppo realizza una fortunata tournée europea con Peter Sinfield e Mel Collins: tra le altre, particolarmente degne di nota sono le esibizioni svizzere al Festival del Jazz di Zurigo e al Festival di Montreaux.[8]

Fino a questo momento la PFM non ha avuto un vero e proprio cantante di ruolo, affidandosi ai contributi vocali di tutti i membri, ma prima delle registrazioni del terzo disco viene sentita la necessità di disporre di un musicista dotato di uno spiccato talento canoro, oltre che strumentale. Tra le varie ipotesi, Sinfield suggerisce di contattare John Wetton dei King Crimson, ma l'idea non ha un seguito. La soluzione si presenterà in modo del tutto fortuito. Infatti nell'estate del '73, all'Altro Mondo di Rimini, Di Cioccio e Pagani improvvisano, al termine di un'esibizione del Banco Del Mutuo Soccorso, una jam session con Vittorio e Gianni Nocenzi del gruppo laziale, appunto, Elio D’Anna degli Osanna, Alberto Radius della Formula Tre (già loro ex-collega nei Quelli come provvisorio sostituto di Franco Mussida), Demetrio Stratos, Paolo Tofani e Patrick Djivas degli Area.[18] Proprio quest'ultimo colpisce l'attenzione dei due musicisti della PFM, così alla fine la scelta ricade su di lui, il quale, attirato dalla crescente fama internazionale della band, non tarda ad accettare, sostituendo al basso Giorgio Piazza.[8]

Il successivo tour del gruppo si svolge sempre in giro per l'Europa, insieme ai Ten Years After di Alvin Lee.[8]

Nel '74 esce L'Isola Di Niente (pubblicato nel Regno Unito con il titolo The World Became The World),[19] registrato dalla nuova formazione all’Advision Studio di Londra. L'apporto dell'eclettico Djivas arricchisce il sound del gruppo di elementi etnici e di improvvisazione jazzistica,[8] producendo uno stile complessivo che sposa Emerson, Lake & Palmer e Frank Zappa ai primi King Crimson.

Il bassista Patrick Djivas in concerto.
Il bassista Patrick Djivas in concerto.

L'arrivo negli USA

La Manticore decide a questo punto di organizzare il primo tour americano della PFM, che nel Luglio '74 vola quindi nel Nuovo Continente:[20] dalle registrazioni dei concerti nasce Cook (uscito in Italia, sempre nel '74, con il titolo Live In USA). Anche questo disco entra nella classifica di Billboard, precisamente al 150° posto.[8] Nella loro prima apparizione statunitense registrano per sei giorni il tutto esaurito al Whisky Club di Los Angeles, e lo stesso successo ottengono le esibizioni al Rainbow e al Golden Bear.[8]

La PFM viene introdotta negli U.S.A. da Frank Barsalona, che ne diventa l'agente americano.[21] Il gruppo condivide la tournée con l'allora emergente Peter Frampton, e si esibisce, in qualità di special guest,[21] assieme a star internazionali del calibro di Allman Brothers Band, Santana, ZZ Top, Poco, The Beach Boys, Steppenwolf, Harbie Hancock e Dave Mason.[8] Tuttavia la sorte avversa non mancherà di lasciare il proprio segno: a seguito di uno sciagurato furto subìto poco prima della data con il gruppo di Carlos Santana, il quintetto italiano si ritrova senza strumenti, tanto che ad esempio Franco Mussida sarà costretto ad esibirsi utilizzando la chitarra amichevolmente prestatagli proprio dal celebre virtuoso ispanico.[22]

In due mesi vengono realizzati cinquanta concerti da costa a costa, e si accumulano partecipazioni a numerosi festival all'aperto con picchi di 250.000 spettatori (come in occasione del Charlotte Speedway Festival) e ad importanti show televisivi, come The Midnight Special, In Concert e Old Gray Whistle Test.[8]

La permanenza negli Stati Uniti modificherà profondamente l'assetto economico del gruppo: la legge locale, infatti, gli impone di costituirsi in società al fine di iscriversi al sindacato, e questo darà vita alla S.p.A. Premiata Associate Inc., di cui ad ogni musicista verrà consegnata un'azione.[20]

Il ritorno in Italia

Lo stress della lunga trasferta e la nostalgia di casa cominciano però a farsi sentire, così, dopo quattro mesi di incessante attività, proprio nel momento in cui sarebbe stato necessario prolungare la permanenza negli Stati Uniti per consolidare definitivamente il grande successo ottenuto, il gruppo decide inaspettatamente di rientrare in Italia.[8] Di Cioccio e Djivas sono però inizialmente contrari, e dopo accese discussioni i due si uniformano al desiderio della maggioranza solo per tenere unita la band.[23]

Una volta tornati, i cinque artisti italiani decidono di inserire in organico un cantante di ruolo: dopo un iniziale interesse per Ivan Graziani,[24] seguito da una breve collaborazione in studio,[25] viene scelto Bernardo Lanzetti, vocalist con una grande padronanza della lingua britannica proveniente dagli Acqua Fragile, un gruppo prodotto dalla stessa PFM. Insieme danno vita, nel '76,[26] all'LP Chocolate Kings, che questa volta non esce in doppia versione ma direttamente in inglese.[8] La causa di quest'ultima scelta è da ricercarsi non solo nel fatto che Lanzetti non ha mai cantato prima in italiano, ma soprattutto nella crisi come autore di Pagani, persuaso che i suoni anglofoni siano molto più adatti al genere Rock.[24] Il risultato segna una decisa svolta rispetto al passato: Chocolate Kings attinge a piene mani dalle sonorità dei Genesis, grazie anche al timbro e all'impostazione vocale del nuovo cantante, piuttosto simili a quelli di Peter Gabriel.

L'ottimo impatto del disco (che può vantare la collaborazione di Marva Jan Marrow, co-autrice dei testi in sostituzione di Peter Sinfield) presso il pubblico sia italiano che britannico (in Inghilterra entra nella Top-Twenty) dà il via ad una nuova, proficua tournée, che comincia in Giappone per proseguire con un breve ritorno negli States e con la quarta serie di concerti inglesi nella carriera della band.[8] Durante le prove della tappa conclusiva alla Royal Albert Hall, il sestetto riceve addirittura l'inattesa visita della Regina Madre, molto amante della musica italiana. Le viene dedicato l’Adagio di Albinoni suonato al moog da Premoli.[8]

Tuttavia la critica U.S.A. attacca aspramente l'album, considerato anti-americano. Questo sia a causa dell'avversione nei confronti del consumismo d'oltreoceano che in esso è tema dominante, sia della copertina dell'edizione statunitense raffigurante una bandiera stelle e strisce accartocciata attorno ad una barretta di cioccolato a mo' di carta stagnola.[24] Poco azzeccata, da questo punto di vista, si rivela anche la scelta della produzione di pubblicare il lavoro nell'anno del bicentenario dell'Indipendenza degli Stati Uniti.[24] A complicare ulteriormente la situazione, portando ad un vero e proprio boicottaggio dell'album da parte americana, interviene la partecipazione della band ad un concerto a Roma in favore dell'OLP.[27][28]

Il nuovo sbarco negli States

Nonostante il successo ottenuto anche in tour, al rientro in patria non seguono eventi positivi: è ancora il 1976,[29] e Mauro Pagani, stressato dai numerosi impegni internazionali, decide di uscire dal gruppo optando per la carriera solista. Il sound ne risente in modo decisivo, tuttavia all'inizio si pensa di sostituire Pagani non con un nuovo violinista, bensì prima con un chitarrista da affiancare a Mussida, poi, riprendendo la felice esperienza del tour insieme a Mel Collins, con un sax, ma alla fine la PFM sceglierà di restare un quintetto.[8]

Nonostante le difficoltà, nei cinque artisti italiani riemerge il desiderio di una nuova avventura americana: la Manticore però non li sostiene, e il gruppo è costretto ad affidare la produzione americana all'Elektra/Asylum Records.[8][30] Una volta giunto nella West Coast, il quintetto frequenta musicisti come Frank Zappa (da cui mutua l'abitudine di registrare tutti i propri concerti per riascoltarli in un secondo momento)[31], Jaco Pastorius, Billy Cobham, Lenny White e molti altri, virando musicalmente in una direzione quasi totalmente opposta rispetto all'ultimo periodo: non solo vengono recuperate le contaminazioni Jazz-Rock de L'Isola Di Niente, ma le si accentua rendendole il fulcro del nuovo sound del gruppo.[8] Sempre in questi mesi, durante le prove per il nuovo LP, la band incontra Greg Bloch, violinista della Mark-Almond Band dal variegato background musicale che va da Jazz alla musica classica fino al Country: dalla collaborazione con quest'ultimo e - di nuovo - con Marva Jan Marrow,[32] nasce appunto, nel Gennaio del '77, Jet Lag.[8]

Il progetto è ambizioso, ma ormai i tempi sono cambiati e il Prog è in declino: sta nascendo il Punk e le case discografiche si orientano sempre più verso la musica Dance. La critica, tuttavia, accoglie stavolta positivamente il lavoro, che segna tra l'altro l'esordio della PFM nell'ambito dell'autoproduzione con la ZOO Record.[8]

La crisi e il nuovo inizio

Con il successivo Passpartù, datato 1978,[33] la band rientra in patria e torna a cantare in italiano.[8] Ai tradizionali richiami Folk e ad una residua vena Jazz-Fusion vengono affiancati - in un esperimento che li rende addirittura tema dominante nel lavoro - i primi, chiari elementi Pop. I testi, alquanto ironici e surreali,[31] sono frutto della collaborazione con Gianfranco Manfredi e le illustrazioni affidate ad un emergente Andrea Pazienza.[8] In realtà è inizialmente prevista anche una versione in inglese a cura dell'amico Frank Zappa, ma a causa degli impegni di quest'ultimo l'iniziativa non andrà in porto.[31] Sebbene lo stile musicale originario sia ormai un ricordo (e questo costerà alla band i fan della prima ora), l'album non segna una svolta così netta - o comunque sufficientemente in linea con le nuove tendenze dell'epoca - da conquistare più larghe fette di pubblico, così il successo ottenuto risulterà abbastanza modesto.[8]

In questo periodo la formazione diviene più aperta: durante i live ci si avvale della collaborazione di Roberto Colombo alle tastiere e Roberto Haliffi alle percussioni.[8] Sarà proprio una serie di spettacoli dal vivo a rilanciare di lì a poco il gruppo, giunto quasi sul punto di sciogliersi: durante una tappa in Sardegna avviene un incontro con il vecchio amico Fabrizio De André, insieme al quale si decide di realizzare una tourneè italiana.[34] Il cantautore genovese ha già vissuto in passato un'esperienza simile con i New Trolls, ma questi ultimi avevano assolto esclusivamente alla funzione di gruppo di accompagnamento, mentre questa volta si realizza un vero e proprio progetto creativo, in cui le reciproche influenze portano a rielaborare completamente il tradizionale repertorio di Faber,[35] in un connubio tra poeticità dei testi e linee melodiche già permeate di contaminazioni etniche da una parte, e visionaria, maestosa musicalità Prog di ascendente mediterraneo dall'altra. La collaborazione, nella quale curiosamente lo stesso De André in un primo tempo non ripone molta fiducia,[35] si concretizza già nel 1979 e sarà inaspettatamente un successo senza precedenti. I due dischi che ne vengono tratti, Fabrizio De André in concerto - Arrangiamenti PFM Vol. 1° e (uno uscito nel '79 e l'altro nell''80), entreranno nella storia della musica italiana.[36]

Questo "nuovo inizio" conicide però con l'addio di Bernardo Lanzetti, il quale, venuta meno ormai da molto tempo l'intesa musicale con gli altri, dopo un concerto alla memoria dello scomparso Demetrio Stratos tenutosi all'Arena Civica di Milano nell'estate del '79, rende ufficiale ciò che in realtà è già di fatto avvenuto da mesi, lasciando formalmente il quintetto e intraprendendo la carriera solista.[27]

Gli anni '80

Cambio di rotta

L'esperienza con De André contribuisce anche a mutare l'approccio del gruppo con il pubblico: ci si rende conto che un testo che racconta una storia, che ha un filo conduttore, fa vivere molto di più una canzone rispetto, per esempio, ad un assolo puramente strumentale. Inoltre la personalità dell'esecutore assume un peso determinante nell'equilibrio della performance.[37] Da quel momento in fase compositiva sarà dedicata molta più attenzione alle parole,[37] e viene introdotta la figura - ai tempi ancora atipica in Italia - del frontman, ruolo che viene affidato a Franz Di Cioccio, pure all'apice della sua carriera di strumentista ma pronto a mettere a frutto sul palco la recente esperienza di conduttore televisivo nell'originale programma musical-umoristico dell'epoca "Punk e a Capo".[38] Proprio al fine di permettere al batterista di affrontare al meglio questo compito, durante i concerti gli si affianca l'omologo Walter Calloni.[39]

I cambiamenti però non si limitano alla funzione dei singoli componenti, ma si estendono anche al line-up: viene infatti inserito in organico l'esperto polistrumentista Lucio Fabbri, già collaboratore in occasione del tour con De André.[39]

Terminata l'esperienza della ZOO Record in favore della RCA,[8] ancora dalla collaborazione con Alessandro Colombini nasce, nel 1980,[40] Suonare Suonare.[39] E' un album che lascia interdetti anche i fan più affezionati, testimoni del repentino e definitivo abbandono dell'ormai morente genere Prog in favore di un Pop-Rock ritmato ed orecchiabile, all'interno del quale i testi si articolano su racconti autobiografici di tutti i componenti della band.[39] Tastiere sempre più consegnate al ruolo di accompagnamento soppiantano le tradizionali ed elaborate evoluzioni soliste di Premoli, mentre chitarra e basso assumono un ruolo centrale, dando ai brani la classica struttura con ritornello. Il ruolo di voce solista verrà da lì in seguito assunto, in quasi tutte le canzoni, da Di Cioccio.

La forzata e controversa "riconversione" segue invero quella di molte altre band italiane e straniere di analogo orientamento musicale, come ad esempio i Genesis, gli Yes e i New Trolls, che per non scomparire sono costrette ad intraprendere i percorsi artistici più disparati, con alterni successi.

Subito dopo l'uscita del disco, alla vigilia dell'ormai consueta tournée estiva, a causa di dissidi artistici e soprattutto dei continui viaggi a cui non è mai riuscito ad adattarsi, Flavio Premoli lascia la band e si dedica ad un'esperienza solista.[41] Sarà Fabbri - pur essendo prevalentemente un violinista e non un tastierista puro - a colmare il vuoto che si viene a creare.[41]

Dell'anno successivo è Come Ti Va In Riva Alla Città.[42] Il linguaggio musicale diventa duro e ancora più essenziale (praticamente scompare il violino), mentre i testi ruotano intorno a storie di periferia e annullamento dell'individualità. La critica è ancora divisa, ma questa svolta Rock, che per certi aspetti precorre la futura esperienza di Vasco Rossi e dei Litfiba, raccoglie da parte del pubblico in generale un riscontro piuttosto positivo.[39]

Proprio da questo successo nasce l'idea del secondo live della band, Performance, del 1982.[43]

Pausa di riflessione

A questo punto le uscite discografiche del gruppo si fanno più sporadiche: bisogna attendere l''84 perché l'undicesimo album di studio, PFM? PFM!, veda la luce,[44] e addirittura l''87 per il successivo, Miss Baker, all'uscita del quale viene celebrato un nuovo, brevissimo matrimonio con la Ricordi.[45]

Si giunge così inesorabilmente al punto in cui ogni stimolo è ormai svanito, e il percorso musicale appare privo di sbocchi. I componenti, seppur con rammarico, sono concordi nel "congelare" il progetto PFM, percorrendo ognuno la propria strada. Il gruppo tuttavia non si scioglie ufficialmente, limitandosi esclusivamente ad interrompere la realizzazione di album e concerti.[46]

Gli anni '90

Il ritorno

Trascorrono quasi dieci anni di silenzio, periodo nel quale i membri storici del gruppo coltivano progetti personali e non di rado collaborano tra di loro, quando improvvisamente Franz Di Cioccio e Patrick Djivas maturano l'idea di riunire la vecchia formazione: Flavio Premoli e Franco Mussida vengono rapidamente convinti e, dopo un'estate di lavoro intenso e coinvolgente in cui i quattro riscoprono la voglia di suonare assieme, esce, nel '97, il concept-album Ulisse,[47] preceduto l'anno prima dalla grande antologia 10 Anni Live - 1971-1981 (in versione giapponese Absolute Live - 1971-1978).[48] Le sonorità non sono naturalmente quelle del passato, avvicinandosi piuttosto alla musica leggera degli ultimi Pooh. Il risultato sarà, oltre al disco d'oro, il ritorno della PFM in tournée.[49]

Dopo il 2000

Ancora in tour

Dopo il tour seguìto ad Ulisse, che produce nel 2000 il quarto live della band,[50] www.pfmpfm.it (il Best), il gruppo comincia a lavorare a nuovo materiale, che verrà pubblicato nello stesso anno all'interno di Serendipity.[51]

La produzione in questo periodo si infittisce, soprattutto nel materiale registrato dal vivo, e nel 2002 esce Live in Japan 2002, seguito due anni dopo da Piazza Del Campo.[52]

Del 2005 è Dracula Opera Rock,[52] colonna sonora dell'omonimo musical teatrale dai toni decisamente Progressive,[53] mentre dell'anno successivo è Stati Di Immaginazione.[52]

Note

  1. 1,0 1,1 L'incontro fra Di Cioccio e Mussida, da pfmpfm.it
  2. 2,0 2,1 2,2 2,3 2,4 2,5 I Quelli, da pfmpfm.it
  3. 3,0 3,1 3,2 L'incontro fra I Quelli e Flavio Premoli, da pfmpfm.it
  4. 4,0 4,1 Tiziano Tarli. Beat italiano - dai capelloni a Bandiera Gialla, Roma, Castelvecchi Editore, 20072, p. 161. ISBN 8876150986. Scheda ed anteprima su Google Ricerca Libri
  5. Verso il progressive, da pfmpfm.it
  6. 6,0 6,1 6,2 6,3 6,4 6,5 Storia della PFM: gli anni '60, da pfmpfm.it
  7. L'incontro con Mauro Pagani, da pfmpfm.it
  8. 8,00 8,01 8,02 8,03 8,04 8,05 8,06 8,07 8,08 8,09 8,10 8,11 8,12 8,13 8,14 8,15 8,16 8,17 8,18 8,19 8,20 8,21 8,22 8,23 8,24 8,25 8,26 8,27 8,28 8,29 8,30 8,31 8,32 8,33 8,34 Storia della PFM: gli anni '70, da pfmpfm.it
  9. Isotta Fraschini o Forneria Marconi?, da pfmpfm.it
  10. Il Mellotron, da pfmpfm.it
  11. Discografia: Impressioni Di Settembre/La Carrozza Di Hans, da pfmpfm.it
  12. Storia di un Minuto, from AllMusic.com
  13. Discografia: Storia di un Minuto, da pfmpfm.it
  14. Manticore, da pfmpfm.it
  15. La voce del moog, da pfmpfm.it
  16. Tour al Sud, da pfmpfm.it
  17. Per un amico (Lake a Roma), da pfmpfm.it
  18. L’incontro con Djivas, da pfmpfm.it
  19. Discografia: L'Isola di Niente, da pfmpfm.it
  20. 20,0 20,1 Premiata Associate Inc., da pfmpfm.it
  21. 21,0 21,1 Tour promozionale in USA, da pfmpfm.it
  22. Furto di strumenti, da pfmpfm.it
  23. Nostalgia dell' Italia, da pfmpfm.it
  24. 24,0 24,1 24,2 24,3 Lanzetti e Chocolate Kings, da pfmpfm.it
  25. Chocolate Kings, from AllMusic.com
  26. Discografia: Chocolate Kings, da pfmpfm.it
  27. 27,0 27,1 Incontro con Bernardo Lanzetti, a cura di Paolo Ansali, da kalporz.com
  28. L'Isola di Niente, di Pier Paolo Farina, da StoriaDellaMusica.it
  29. Biografia di Mauro Pagani, da ItalianProg.com
  30. Discografia: Jet Lag, da pfmpfm.it
  31. 31,0 31,1 31,2 Una bufala a Frank Zappa, da pfmpfm.it
  32. Jet Lag, from AllMusic.com
  33. Discografia: Passpartù, da pfmpfm.it
  34. Teoria del Rembrant, da pfmpfm.it
  35. 35,0 35,1 Fabrizio De André, da pfmpfm.it
  36. Discografia: Fabrizio De André in concerto - Arrangiamenti PFM, da pfmpfm.it
  37. 37,0 37,1 La lezione di De Andrè, da pfmpfm.it
  38. Da batterista a front man passando da " Punk e a capo", da pfmpfm.it
  39. 39,0 39,1 39,2 39,3 39,4 Storia della PFM: gli anni '80, da pfmpfm.it
  40. Discografia: Suonare Suonare, da pfmpfm.it
  41. 41,0 41,1 Flavio se ne va, da pfmpfm.it
  42. Discografia: Come Ti Va In Riva Alla Città, da pfmpfm.it
  43. Discografia: Performance, da pfmpfm.it
  44. Discografia: PFM? PFM!, da pfmpfm.it
  45. Discografia: Miss Baker, da pfmpfm.it
  46. Quando tutto finì, da pfmpfm.it
  47. Eccoci qua, da pfmpfm.it
  48. Discografia: 10 Anni Live - 1971-1981, da pfmpfm.it
  49. Storia della PFM: gli anni '90, da pfmpfm.it
  50. Live (www.pfmpfm.it) Il Best, from AllMusic.com
  51. Storia della PFM: gli anni '00, da pfmpfm.it
  52. 52,0 52,1 52,2 Discografia: gli anni '00, da pfmpfm.it
  53. Sito ufficiale di Dracula Opera Rock