U2

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Gli irlandesi U2 sono stati il principale fenomeno rock degli anni '80. Guidati dal cantante Bono Vox (Paul Hewson) e dal chitarrista The Edge (Dave Evans), gli U2 hanno coniato una canzone che fonde stili "alti" e "bassi" della musica popolare: l'urlo di dolore del folk, il pianto dimesso del blues, l'incalzante fervore del gospel, l'aria d'opera, la vibrante frustrazione del punk rock.

Gli U2 realizzarono una perfetta simbiosi con gli umori (malinconicamente utopisti) della loro generazione, che li ha infatti eletti ad eroi. L'operazione aveva forse poco di musicale, e talvolta si limitava a riciclare quell'"umore" sul blaterare sempre più patetico di Bono e sugli accordi sempre più enfatici di Edge, ma segnò una pietra miliare nell'evoluzione almeno del pop d'autore ("pop" nel senso di canzone melodica, la scuola dei chansonniers e dei Beatles).

Sui temi del martirio e della salvazione gli U2 hanno comunque eretto un'epopea spirituale di portata universale. Se le loro apoteosi da kolossal biblico ne hanno fatto talvolta i Cecil DeMille del rock, le ben più inquietanti cadenze tribali di tante loro amare ballate hanno raccolto la fiaccola del dolore idealizzato che fu dei bluesman di strada e dei folksinger di protesta.

Musicalmente, l'elemento più originale del loro sound è non tanto il tenore di Bono Vox (talvolta anche troppo melodrammatico, fino a sembrare la parodia dei cantanti d'operetta) quanto lo stile chitarristico di Dave Evans (The Edge), le cui figure semplici ripetute freneticamente hanno dato origine a una piccola rivoluzione tonale nell'uso dello strumento.

Il primo album, Boy (Island, 1980), li segnalò per un esuberante garage-rock romantico e psichedelico, con gli assalti chitarristici di Edge in primo piano. è la sua chitarra a propellere "Out Of Control", un vibrante inno a ritmo di disco-punk, "Stories For Boys" e soprattutto "I Will Follow", inno ancor più solenne condotto da un riff stentoreo in staccato e impreziosito da tastiere dissonanti e striduli tribalismi. I brani epici sono intervallati da accorte pause folk-psichedeliche (An Cat Dubh, Into The Heart). Bono tenta di fondere (anche se in maniera talvolta più maldestra che geniale) i registri più nobili del canto popolare, dal tenore d'opera al bardo gaelico, dal rocker allo shouter, dallo yodel allo spiritual, e gli arpeggi cromatici di Edge costituiscono una forma di accompagnamento che esaspera lo stile free-form del jingle-jangle e le improvvisazioni modali dell'acid-rock. Merito del sound brillante del disco va anche al produttore, Steve Lillywhite: cadenze alla Blondie e alla Police (A Day Without Me) puntano già in direzione di un sound altamente commerciale.

October (Island, 1982), dominato più che mai dagli arrangiamenti atmosferici di Lylliwhite, memori della psichedelia, è intriso di misticismo introspettivo (l'inno quasi liturgico di Gloria, il raga-rock di I Fall Down, il tribalismo spiritato di Scarlet), nonostante la solita manciata di disco-punk (Rejoice, Fire, Is That All).

Quegli accenti religiosi sfociano nell'idealismo accorato di War (Island, 1983), l'album che li consacra star mondiali. Il lamento struggente di Bono, i riff marziali di Edge e i ritmi di jungla (alla Diddley) si esaltano in due forme base: la serenata (Two Hearts Beat As One) e la ballata politica (il rap Seconds, la marziale Sunday Bloody Sunday sulla guerra civile irlandese, e soprattutto New Year's Day su Solidarnosc, vertice accorato del loro disco-punk anthemico). Predicatori nell'era dell'ansia, gli U2 realizzano in musica lo stesso compromesso fra frigida astrazione simbolica e lucido commentario storico che venne già tentato da Yeats in poesia. I loro proclami umanitari, il tono disperato con cui vengono eseguiti e persino l'arrangiamento neutro (che può condensare gli stili più disparati), esibiscono la stessa capacità profetica di cogliere lo spirito dell'epoca.

Il commosso tributo ai valori della nazione americana di Unforgettable Fire (Island, 1984), più rilassato e maturo, poetico e trascendente, si avvale di paesaggi onirici evocati dalla produzione stratificata di Brian Eno: la commovente Pride in memoriam Martin Luther King, la loro aria più memorabile, il summa del loro epos borghese; Sort Of Homecoming, onirica e ipnotica; Wire, su ritmi caraibici e minimalisti; Unforgettable Fire, eterea e sinfonica; Bad, tenera e psichedelica.

Joshua Tree (Island, 1987) indulge nella depressione apocalittica, e il loro vittimismo di maniera produce lamenti gospel come I Still Haven't Found, elegie amorose da AOR come With Or Without You e denunce politiche come Bullet The Blue Sky, i tre poli della loro arte, per ciascuno dei quali gli U2 si servono di uno stile appropriato. Il loro idealismo si esprime in ballate che mescolano country, rhythm and blues e rock and roll e talvolta li avvicinano al melodramma passionale di Springsteen, ma sempre su un registro molto più lirico (Running To Stand Still, Red Hill Mining Town, Where The Streets Have No Name). Malato di un realismo un po' obsoleto, il disco si riallaccia a temi e umori degli anni '30, da Frank Capra a Ernest Hemingway. Where The Streets Have No Name marks a new zenith of transcendental intensity, thanks to frantic raga-like percussive strumming of the long instrumental overture.

Il live Rattle And Hum (Island, 1988) celebra l'immensa popolarità raggiunta dal complesso, nuovi bardi del nobile populismo che fu di Guthrie e di Dylan. E non stupisce che proprio la civiltà dei folksinger fornisca l'ispirazione qer quel monumentale atto di contrizione spiritual che e' Love Rescue Me o per l'intensa elegia di Van Diemen's Land, Proprio perche' si situano come eccezioni all'interno del corpus creativo del gruppo Desire, sorprendentemente propulsa da un tribalismo maniacale, quell'incrocio di voodoobilly e jump blues che è When Love Comes To Town, il non meno tetro e incalzante gospel di Hawkmoon 269, il soul fiatistico di Angel Of Harlem (1989) (ma con profumi di Blonde On Blonde), risultano fra i momenti più validi dell'intero repertorio.

Gli U2, emblema del "corporate rock" degli anni '80, tanto pomposo quanto futile, fra nobili riesumazioni delle radici del rock (nel loro caso soprattutto gospel e blues) e dubbio impegno civile. Il successo travolgente di Joshua Tree e soprattutto dei loro spettacolari tour hanno fatto degli U2 una delle più efficienti macchine economiche della storia del rock. Negli ultimi decenni soltanto Michael Jackson e Madonna possono competere con il loro amalgama di musica, personaggio e messaggio.

I primi accenni di caduta di popolarità danno come frutto Achtung Baby (Island, 1991), l'album che reinventa di fatto il loro sound. A risaltare è un arrangiamento rumoroso e imprevedibile che pure conserva la sofisticata eleganza delle produzioni di Brian Eno (il vero artefice del loro sound da Unforgettable Fire in poi) e soprattutto accentua la ballabilità. è una mossa tutt'altro che controcorrente, anzi perfettamente in linea con i trend della dance music britannica (più o meno "industriale") dei primi anni '90. Dilagano così i ritmi hip-hop e le sciabolate heavymetal. Zoo Station vanta l'armonia più demoniaca (sostenuta da una pulsazione alla T.Rex), ma i momenti migliori sono forse quelli in cui il gruppo torna alle cadenze di Bo Diddley (Mysterious Ways), al falsetto del gospel (The Fly) e agli accordi epici degli Who (Even Better Than The Real Thing). La ballad One recupera gli accenti accorati di Bono in un contesto meno patetico del solito. Who's Gonna Ride Your Wild Horses e Until The End Of The World ripercorrono i loro temi musicali in un'ottica che fonde il decadente e l'industriale.

Zooropa (Island, 1993) conferma il piglio distratto e giocherellone del nuovo corso, che ricorda un pò ciò che successe ai Beatles da Penny Lane in poi. Si passa per velleità industriali di quarta mano come Daddy's Gonna Pay For Your Crashed Car, sketch demenziali degni dei Residents come The Wanderer (un synthpop cantato dal tenore country di Johnny Cash), per la psichedelia sonnolenta degna del John Lennon meno ispirato di Numb, il tribalismo scipito alla Talking Heads di Lemon. D'altronde, arrivati ai loro livelli di popolarità, potrebbero permettersi anche di incidere un disco senza musica. Zooropa è tanto "moderno" quanto lo furono Sgt Pepper nel 1967 o The Wall nel 1980. Danno l'impressione di essere quattro bambini viziati, tanto ricchi da potersi permettere qualsiasi capriccio.

Gli U2 e Brian Eno sono anche i Passengers, titolari di Original Soundtracks 1 (Island, 1995), una raccolta di brani sperimentali che giocano con la musica ambientale e la musica da ballo elettronica.

Continuando la parabola che li accomuna ai Beatles (un improvviso successo di vendite che ne fece un fenomeno sociale più che musicale, poi un successo critico dovuto più ai produttori che ai musicisti, e infine una disperata rincorsa a inseguire le mode di turno), gli U2 pervengono a Pop (Island, 1997), album che incorpora le tecniche di produzione della musica da ballo elettronica, quasi un album di tardo synth-pop per nostalgici degli anni '80. L'incalzante pulsazione di Discotheque, la musica industriale di Mofo e Gone offrono i momenti "sperimentali", perlomeno per un gruppo conservatore come gli U2. Il cuore del disco è comunque rappresentato proprio dall'opposto, da canzoni banali, prevedibili, senza nerbo come Staring At The Sun, Do You Feel Loved, The Playboy Mansion, Please. In mezzo ci sono mezzi "trip" psichedelici come If You Wear That Velvet Dress, Miami, Wake Up Dead Man e allucinati squarci di pathos come If God Will Send His Angels e Last Night On Earth (che però ruba il riff a Personal Jesus dei Depeche Mode e la cadenza a Bang A Gong dei T-Rex). Se questo disco l'avesse fatto un altro gruppo, non ne avrebbe parlato nessuno.

Bono ha inciso anche In A Lifetime con i Clannad, da alcuni considerato il suo capolavoro vocale.